DIRITTI UMANI
Il tema dei diritti
umani è un argomento decisamente ostico. Vuoi
per l’ampiezza della materia, vuoi per il fatto
che spesso i diritti umani sono enunciati in
documenti lunghissimi e non pienamente
comprensibili ad una prima lettura, vuoi perché
alla fine si ha sempre la sensazione che anche
in questo campo prevalgano gli interessi
politici e che il dibattito rimanga nelle mani
di pochi.
I diritti umani, tuttavia, sono e devono
rimanere un patrimonio dell’umanità, della
società civile. E in questo senso sembra che si
stia modificando anche il trend a livello
internazionale, per esempio vengono sempre più
spesso coinvolte nelle riunioni ufficiali in
tema di diritti umani anche organizzazioni non
governative, che, in quanto tali, rappresentano
quella società civile cui si accennava sopra.
Bisogna prendere coscienza del fatto che il
pieno rispetto dei diritti umani è prima di
tutto una nostra responsabilità. Purtroppo le
violazioni dei diritti umani sono all’ordine del
giorno ed è evidente che gli strumenti di
repressione e prevenzione esistenti non siano
sufficienti ad eliminarle. Ecco quindi che
improntare la propria vita sulla consapevolezza
e sul rispetto dei diritti umani potrà portare
benefici, seppur nel lungo periodo.
Questo vale per ognuno di noi, ma a maggior
ragione per gli insegnanti, che hanno un compito
ulteriore, quello di trasmettere ai propri
alunni questa sorta di nuova coscienza civica.
Insegnare e imparare i diritti umani è possibile
attraverso dei percorsi nuovi e
multidisciplinari che insegnino ai bambini ad
opporsi ad ogni forma di violenza e
discriminazione, che facciano capire
l’arricchimento derivante dal convivere e
cooperare con soggetti appartenenti a gruppi
culturali diversi: educare non vuol dire solo
trasmettere nozioni e concetti, ma anche e
principalmente favorire l’interiorizzazione di
un certo tipo di valori che guideranno poi il
comportamento quotidiano individuale.
Con l’elaborazione di questa scheda si intende
semplicemente fornire degli input che stimolino
gli insegnanti ad elaborare dei percorsi
didattici per l’educazione ai diritti umani.
Sarebbe opportuno tarare le attività in base
all’età dei bambini, alla composizione ed alle
dinamiche della classe, tuttavia anche la stessa
scheda può essere utilizzata come percorso
didattico. Infatti, nell’esposizione degli
argomenti si è cercato di seguire una struttura
logica ben precisa, dal generale al particolare,
partendo dalla definizione dei diritti umani,
passando per una breve esposizione della loro
evoluzione nel tempo per arrivare alla
descrizione delle singole categorie. Sono poi
stati individuati degli strumenti per ciascun
argomento esposto, cui è possibile collegarsi
direttamente tramite dei links.
Investire nell’educazione significa investire
per il futuro. Lo scopo è rendere consapevoli i
bambini di essere titolari di una serie di
diritti, che spettano loro in qualità di esseri
umani e che per questo motivo spettano anche a
tutti gli individui della terra. Di far capire
che questi diritti potrebbero essere
ingiustamente calpestati e che di fatto questo
avviene nel mondo. Infine che esistono dei
canali per rivendicare e far rispettare i propri
diritti e quelli degli altri. La consapevolezza
di essere titolari di diritti porterà ad un
sentimento di responsabilizzazione nei confronti
dei diritti degli altri: lo scopo finale che ci
si prefigge promuovendo l’educazione ai diritti
umani è quella di sviluppare negli individui la
capacità a il desiderio non solo di difendere i
propri diritti ma di battersi anche per
l’affermazione di quegli degli altri.
La Dichiarazione
Universale dei diritti dell’uomo del 1948 è
senza dubbio il documento che segna una tappa
fondamentale nell’affermazione dei diritti
umani. Tuttavia non si può affermare che i
diritti umani siano “nati” nel 1948 e forse non
si può stabilire nemmeno con precisione una data
precisa. La verità è che ciascun diritto
proclamato nella Dichiarazione è frutto di un
lungo percorso storico che ne ha portato
all’affermazione.
Si pensi al diritto di voto: un tempo non era
nemmeno concepito che i cittadini potessero
contribuire alla vita politica del loro Paese,
poi questo diritto è stato concesso agli uomini
appartenenti a certe classi sociali, poi a tutti
gli uomini e si parlava di suffragio universale,
che in realtà universale non era perchè per
molti anni ancora le donne furono escluse
dall’esercizio di questo diritto.
Molti diritti, poi, si sono evoluti o
addirittura sono nati proprio in seguito alla
proclamazione della Dichiarazione.
E’ interessante a questo proposito capire come
nel corso delle epoche storiche il concetto e il
contenuto di diritto umano si sia evoluto. Come
vedremo e come sopra accennato si tratta di un
lunghissimo percorso storico e questo ci fa
comprendere ancora più a fondo l’importanza
della conquista dei diritti umani, un patrimonio
che va quindi gelosamente custodito.
La Grecia e l’antica Roma
Iniziamo la nostra analisi da una delle culle
della civiltà: la Grecia Antica. Un elemento
evocativo di Atene è l’agorà, ossia la piazza in
cui si svolgeva la vita politica e sociale della
città, dove i cittadini si confrontavano per
prendere le decisioni più importanti. Tuttavia,
gran parte della popolazione ne era esclusa: le
persone che potevano partecipare alla vita
politica erano solo i cittadini e, anche se può
apparire strano ai giorni nostri, erano
considerati tali solo gli uomini adulti e liberi
ad esclusione di tutte le altre persone che
componevano la popolazione: bambini, donne e
schiavi.
Un po’ la stessa cosa accadeva nell’antica Roma,
dove come in Atene, essere titolari di diritti
dipendeva dall’avere una certa posizione
sociale: non tutta la popolazione era degna di
essere inclusa nella categoria di popolo, ad
alcuni soggetti era precluso l’esercizio di
qualsiasi diritto , riservati esclusivamente ai
cittadini liberi maschi e pater familiae.
Al contrario, la concezione moderna di diritti
umani prevede che qualsiasi soggetto possa
essere titolare di tali diritti a prescindere
dalla sua posizione sociale.
Il feudalesimo
Un contributo importante è stato dato dal
Cristianesimo, che si fonda sull’idea
dell’uguaglianza degli uomini davanti a Dio. In
realtà questo principio si scontrava con la
realtà dell’epoca e in particolare con i
fondamenti su cui si basava il potere politico,
che presupponeva una forte gerarchizzazione e
delle profonde diseguaglianze sociali:
condizioni essenziali per il feudalesimo, che
presupponeva l’esistenza dei servi della gleba e
quindi di soggetti sostanzialmente equiparati ad
oggetti, che si potevano vendere o scambiare.
Risale a questo periodo un importante documento:
la Magna Charta Libertatum del 1215, un
documento emanato dal re d’Inghilterra Giovanni
Senza Terra che contiene un elenco di diritti
come, per esempio, il diritto alla proprietà
privata, il diritto alla libertà, il diritto a
non essere condannati senza motivo e comunque ad
essere giudicati da un organo legittimo.
Tuttavia questi diritti, che possono
assomigliare a quelli contenuti nella
Dichiarazione universale, non venivano
riconosciuti a tutti gli individui, ma solo a
quelle classi sociali ritenute più importanti:
arcivescovi, vescovi, abati, priori, conti e
baroni.
Sempre in Inghilterra, ma nel 1679 viene emanato
un documento fondamentale nell’affermazione dei
diritti umani: l’Habeas corpus Act. In pratica
si stabiliva che nessuno può potesse essere
arrestato, e quindi privato della sua libertà
personale, in modo arbitrario, senza, cioè delle
prove concrete sulla sua colpevolezza. Sulla
scia di questo documento nel 1689 viene
approvato anche il così detto Bill of rights (la
Carta dei diritti) in cui si affermano, in
particolare, la libertà di di religione, di
parola e di stampa.
La Dichiarazione di indipendenza delle colonie
americane e la Dichiarazione francese dei
diritti dell’uomo e del cittadino
Nel corsi del 1700 si svilupparono in America e
in Francia dei movimenti di pensiero e politici
che sfociarono nell’approvazione di due
importanti documenti nella storia
dell’evoluzione dei diritti umani: la
Dichiarazione di indipendenza delle colonie
americane e la Dichiarazione dei diritti
dell’uomo e del cittadino in Francia.
Le colonie inglesi in America, a causa dei
continui conflitti con il governo inglese,
decisero di proclamare la Dichiarazione di
indipendenza, cui era allegata anche una
Dichiarazione dei diritti dell’uomo, che
rivendicava in particolare il diritto alla vita
e alla libertà, nonché il diritto alla libertà
di parola, di stampa, di religione e di
riunione.
Così come in America anche in Francia si
sviluppò un movimento per la rivendicazione dei
diritti fondamentali. In questo caso perché il
governo, impegnato in una serie di guerre, aveva
investito in questa attività molto denaro,
sottraendolo alla popolazione ed andandone
quindi ad incrementare la povertà. Così al
termine della Rivoluzione francese nel 1789
viene redatta la Dichiarazione dei diritti
dell’uomo e del cittadino. Vennero sanciti
diritti fondamentali come l’uguaglianza, la
libertà di stampa, pensiero e religione, la
presunzione di innocenza, il diritto alla
proprietà privata.
Grazie a questi due precedenti, a partire dal
1900 prende il via un fenomeno che coinvolge
tutto il mondo occidentale. Quindi nelle
costituzioni, cioè nelle leggi fondamentali dei
nuovi stati che via via si vanno formando, si
sente la necessità di sancire gli stessi diritti
rivendicati nella Dichiarazione di indipendenza
americana e nella Dichiarazione dei diritti
dell’uomo e del cittadino francese.
L’Organizzazione delle Nazioni Unite e il
concetto di universalità dei diritti umani
A conclusione di questa breve carrellata storica
possiamo trarre delle conclusioni. I diritti
umani non nascono in un preciso momento storico,
ma sono il frutto di un’evoluzione, dovuta alle
rivendicazioni di fasce di popolazione che si
ritenevano naturalmente titolari di certi
diritti che però non venivano loro riconosciuti
da chi gestiva il potere.
Occorre però sottolineare che ancora non si può
parlare del riconoscimento di diritti
universali: le dichiarazioni che abbiamo visto
sopra sono legate ai cittadini di determinati
Stati (per esempio l’Inghilterra, la Francia o
gli Stati Americani), non si parla ancora di
diritti riconosciuti nei confronti di tutti gli
esseri umani e quindi ancora non si può parlare
di universalità dei diritti. In questo senso la
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
rappresenta un passo storico: perché non è la
dichiarazione di un solo Stato.
Come è stato possibile questo cambiamento di
prospettiva? La risposta è semplice: perché
molti Stati del mondo si sono associati è hanno
dato vita ad una grande organizzazione:
l’organizzazione delle Nazioni Unite.
L’ONU nasce ufficialmente nel 1945, quando i
rappresentanti di 50 Stati elaborano ed
approvano, nel corso della Conferenza di San
Francisco, la Carta delle Nazioni Unite, che
contiene le regole generali per il funzionamento
dell’organizzazione. Oggi gli Stati membri
dell’ONU sono 189, quindi praticamente tutti gli
Stati del mondo.
Il fine principale dell’ONU è di mantenere la
pace e la sicurezza internazionale, in
particolare, promuovendo ed incoraggiando il
rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali per tutti senza distinzioni di
razza, di sesso, di lingua o di religione.
All’interno delle Nazioni Unite, che in realtà
si occupano di molte altre questioni, ci sono
rappresentanti di ogni Stato, insieme discutono
e alla fine, con una votazione, prendono una
decisione. In sintesi l’ONU funziona così, anche
se in realtà ci sarebbero aspetti più
problematici che, tuttavia, non è necessario
sottolineare in questo momento. La cosa
importante è con l’istituzione di questa
organizzazione è stato finalmente possibile
prendere delle decisioni in materia di diritti
umani che non valessero per un solo Stato. Con
questa procedura è stata adottata la
Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo
nel 1948 e, successivamente, molti altri
documenti importanti per la promozione e la
tutela dei diritti umani. A partire da questa
data, infatti, l’attività nel settore dei
diritti umani è incrementata notevolmente dando
vita a molte altre dichiarazioni e trattati che
si occupano della tutela dei diritti di
particolare categorie di individui: come donne,
bambini, rifugiati ecc…
E’ importante sottolineare che gli stati membri
delle Nazioni Unite sono poi obbligati ad
osservare i principi stabiliti nei documenti
approvati dall’organizzazione nel momento in cui
emanano delle leggi nazionali.
Tratto da: volint.it
vedi anche:
Diritti degli Umani +
Convenzione
dei Diritti dell'Uomo +
Diritti e
Doveri +
Diritti
+
Diritti
Umani traditi
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
IMPORTANTE commento all'art. 18 dei Diritti
dell'Uomo e della
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proprie opinioni senza interferenze e diritto
alla libertà di espressione, il che include la
libertà di scoprire, ricevere e diffondere
informazioni ed idee d’ogni genere, senza
curarsi di frontiere, sia verbalmente che
tramite qualunque mezzo di comunicazione di sua
scelta. Nessuno può essere oggetto di alcuna
forma di restrizione, nocumento o sanzione a
causa di dichiarazioni, opinioni o credenze che
abbia espresso.
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