|
“Ogni Organismo, risponde in
maniera differenziata, agendo secondo precise leggi
biologiche e biochimiche adeguandosi ogni
istante, alle
varie esigenze di stimolazione esterna
dell'atmosfera nella quale vive; infatti
tutte le variazioni iono atmosferiche, anche
minime, modificano ad ogni istante le
cariche
bioelettroniche
dei liquidi (il
Terreno
o
Matrice) dei corpo dei vari organismi viventi”
Come
Nasce la Malattia ?
+
Dove
e perché Nasce la Malattia ?
CONFLITTI
SPIRITUALI IRRISOLTI
+
Piu' Caos = Meno Salute
Infiammazione
(conCausa
delle malattie fisiche) +
Tossiemia
La
Bugia Pasteuriana
(di
Pasteur) +
Falsita'
della medicina ufficiale
Pericolo
Farmaci
+ Terrorismo
Mediatico
+
Malattie Inventate
VUOI
VIVERE per SEMPRE ?
Progetto per
Realizzare un VILLAGGIO della SALUTE
(Ricerca
dell'Autosufficiente)
SPIRITO
e
SALUTE
= Mente sana in Corpo Sano
PERDONARE
e NON TENERE RANCORE, FA BENE alla SALUTE
Un
gruppo di ricercatori hanno sperimentato con
successo la terapia del “perdono” di
genitori di vittime di omicidi in Irlanda del
Nord;
i risultati della sperimentazione su 259
persone, sono stati presentati al meeting
dell’American Psycological Association a San
Francisco (USA) dallo psicologo Carl Thorensen della
Stanford University
in California, che ha tenuto a sottolineare che
il perdono deve essere inteso come rinuncia al
diritto di provare, esasperazione, rancore,
irritazione o desiderio di vendetta;
un
carattere clemente, facilita anche l’amore ed
i rapporti intimi !!
Controllo
della popolazione nei paesi del terzo Mondo
Video
straordinari, Zeitgeist
Temi trattati, problema
monetario, problema sociale,
problema energia, problema
religioni:
qui i links con i sottotitoli in
italiano:
Zeitgeist 2:
http://video.google.com/videoplay?docid=-922737582620416065
Zeitgeist 1:
http://video.google.it/videosearch?q=Zeitgeist&hl=it&emb=0#
Zeitgeist 1:
http://video.google.it/videoplay?docid=8843401698699797775&ei=uC_BSLeULI-c2wLFhOy4CQ&q=zeitgeist+sottotitoli
"Ogni
azione effettuata crea
SEMPRE
un
legame-relazione con l'essere alla quale e'
rivolta; per cui occorre stare molto attenti a
cosa si fa da e per gli altri, le relazioni
devono essere improntate alla
MASSIMA Etica
possibile"
Una
legge dell'Arabia Saudita (paese che noi
occidentali riteniamo
retrogrado...) afferma: "un prodotto NON puo'
essere immesso sul mercato se non se produce
prima la dimostrazione della sua
assoluta inocuita"....
|
BIOETICA
La Bioetica
(termine composto da bios=
vita ed ethikos= teoria del
vivere) è una disciplina moderna
molto recente che applica la
riflessione etica alla scienza ed
alla biomedicina.
Prevede dunque l'interazione
dell'etica con le scienze, con lo
scopo di affrontare e valutare anche
a livello morale alcuni processi
medici quali il trapianto di organi,
l'eutanasia, la fecondazione
artificiale e tanti altri.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Predestinati alla bonta',
generosita', altruismo, bellezza,
giustizia, dai nostri geni (DNA)-
Luglio 2009
Secondo l'antropologo Donald. E.
Brown dell'Universita' della
California (USA) alcune disposizioni
di animo, cioe', cio' che noi
chiamiamo bonta', generosita',
riconoscimento dei diritti altrui,
(giustizia), la proscrizione di
violenze come l'omicidio, lo stupro,
hanno sempre albergato nella nostra
mente, da quando l'uomo esiste sulla
faccia della Terra.
Infatti l'Umanita' fin dall'inizio
ha sempre cercato la dimensione
sociale, crescita della prole,
creazione della famiglia, la difesa
dei deboli, vivere nel e per il
gruppo, cosa diversa
dall'organizzazione comunitaria, che
ne e' una fase successiva.
La collaborazione fra individui,
clan, gruppi, tribu', popoli,
nazioni, sono la giusta conseguenza
di questi fattori innati nella
specie umana. Cio' significa quindi
che la bonta' il mantenimento della
pace e' da sempre una caratteristica
dell'Umanita'.
Questo fatto deriva dalla capacita'
intrinseca di distinguere il bene
dal male = Bene (piacere) - male
(dolore e sofferenza) e cio' si
evidenzia specialmente nel fenomeno
"malattia".
La distinzione di questi due
concetti, permette all'essere di
evolvere sempre piu' verso il
"Giusto, il bello ed il piacevole".
La natura umana tende alla pace, Il
filosofo Jean-Jacques Rousseau ci
ricorda che la "guerra" e' un
concetto che non concerne
direttamente il rapporto fra
individui, che lo mantengono
all'interno del semplice "contrasto"
fra soggetti, ma lo diviene quando
pochi individui forzando, e' il caso
di dirlo, questo tipo di contrasto,
incitano altri ad unirsi a loro per
ottenere vantaggi, in genere
personali, a discapito di altri con
i quali i contrasti vengono ad
essere esplicati in forme di
violenza esagerata.
Per il soggetto umano e' sempre
stata una "forzatura" (dolore) fare
del male a qualcuno, mentre fare del
bene fornisce piacere.
Il prof. G. Berns psichiatra docente
all'Universita' di Atlanta (USA),
utilizzando tecniche elettroniche di
"imaging" ha scoperto che quando le
persone mettono in atto
comportamenti altruistici, nel loro
cervello aumenta il flusso di sangue
proprio nelle aree del piacere,
cioe' e' come dire che un semplice
gesto di bonta', e' gia' sufficiente
a farci felici.
Il prof. Steven Pinker, professore
di Psicologia dell'Universita' di
Harward afferma: "il senso morale
NON deriva dalla religione che ci
viene inculcata; i principi morali
che ciascuno sente di rispettare
sono pre-programmati nel nostro
cervello (DNA) fin dalla nascita ed
hanno basi neurologiche".
Infatti le
religioni sono semplici
derivazioni e deviazioni dai
principi morali insiti nella natura
umana, per dare un certo senso a
quelle disposizioni innate e cercare
di fornire una "causa" primaria
(origine) a questi desideri-funzioni
innate.
Anche negli
animali e' possibile ritracciare
questi "programmi" nella loro mente,
esempio ?: anche la scimmia
piuttosto che tirare una catena che
da cibo, ma fornisce una scossa alla
scimmia vicina, preferisce
rinunciare al cibo.
Ma da dove provengono queste
funzioni innate ?
Dal "centro=buco" del nostro
Ego/IO, cioe' dal
VuotoQuantoMeccanico, la casa di
"Dio".
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La nascita della
"scienza moderna", iniziata con
Galileo Galilei ha dato impulso
alle idee di indole "meccanica"
che hanno
proliferato in epoca industriale in
quanto la concezione "quantitativa"
della scienza ha coinciso con l'
idea del superamento del "Vitalismo
Rinascimentale" .
Oggi
compendiamo che tale impostazione
"meccanica" propone una visione
riduttiva e parziale delle "Scienze
della Vita" che induce nuove
barriere culturali e scientifiche,
perche ' eccessivamente condizionata
da concezioni che sono state utili
alla produzione industriale di
macchine, oggi in evidente crisi
anche per i suoi aspetti di
progressiva distruzione "entropica"
dell' ecosistema.
Pertanto le concezioni "meccaniche"
al presente non tengono conto della
complessita’ delle Scienze della
Vita e dei moderni aspetti
ineludibili del BIO-VITALISMO, che
appropriatamente condivisi e
indirizzati culturalmente divengono
capaci di focalizzare gli aspetti
decisamente importanti della vita
quali quelli della difesa della
qualita' alimentare e della biodiversita’
ed altro ancora che nel loro insieme
preludono allo sviluppo della
Knowledge Based Bio-Economy.
Gli aspetti innovativi sociali,
economici e culturali, che sono
inseriti nel progetto internazionale
" FLORENTINE RENAISSANCE FOR a NEW
MEASUREMENT of HUMANITY" sono
rivolti ad attuare una aperta
discussione sulla tematica in
oggetto e tendono ad esplorare
strategie ed opportunita’ di
sviluppo delle scienze della vita
nell' epoca della KNOWLEDGE BASED
BIO-ECONOMY , associate alle
effettive capacita' di realizzazione
della Green-Economy e della
Blu-Economy del mare.
By Paolo Manzelli - Director of LRE/EGO-CreaNet
– University of Florence -
Dipartimento di Chimica, Polo
Scientifico 50019 -SESTO F.no -
50019 Firenze - E.mail:
LRE@UNIFI.IT
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Orizzonti della bioetica
Negli ultimi vent’anni la
medicina e più in generale le
scienze legate alla biologia hanno
compiuto progressi enormi.
Nello stesso tempo, però, questi
vorticosi cambiamenti hanno
sollevato una serie di interrogativi
di carattere morale e giuridico che
alimentano ansie e paure rispetto
agli scenari del prossimo futuro.
Si è aperta una nuovissima fase
della storia della scienza nella
quale l’uomo rischia di trasformarsi
da soggetto a oggetto di
manipolazione, sperimentazione
incontrollata, trasformazione della
sua più intima natura.
Di tutte queste inquietudini tenta
di farsi carico una nuova
disciplina, la bioetica, nata
all’inizio degli anni Settanta negli
Stati Uniti. Attraverso di essa
filosofi, giuristi, psicologi,
medici, teologi, sociologi cercano
una risposta attendibile alla
domanda fondamentale: che cosa è
giusto fare e in che modo è lecito
agire nell’esercizio della medicina?
Questa riflessione parte da un
presupposto: non tutto ciò che è
tecnicamente realizzabile è per ciò
stesso moralmente accettabile. Per
questo motivo, la bioetica può
essere correttamente definita come
quella parte della filosofia morale
che considera la liceità o meno
degli interventi sulla vita
dell’uomo, in particolare in ambito
medico-biologico.
Ma se la bioetica, intesa come
disciplina organica - a partire
dalla parola che la designa,
"inventata" dall’oncologo Van
Rensselaer Potter nel 1970 - è
relativamente recente, i suoi
contenuti, i suoi problemi e le sue
risposte hanno in realtà origini
molto più antiche: già nel V secolo
il greco Ippocrate elaborò un "giuramento"
che conteneva l’indicazione dei
principali doveri di un buon medico.
Questo giuramento è rimasto per
secoli il codice di deontologia per
i medici di tutto il mondo.
Oggi la bioetica è chiamata a
volgere il suo sguardo sia in
direzione del passato che in quella
del futuro: da un lato,
riappropriandosi dei principi
fondamentali tracciati da Ippocrate,
e dall’altro dotandosi di strumenti
capaci di applicare questi principi
alla pratica clinica di ogni giorno.
La
bioetica - come ogni ambito del
sapere umano - ha i propri esperti e
i propri "luoghi" di approfondimento
specialistico.
Ma la bioetica è, anche e
soprattutto, questione che interroga
le persone comuni, che hanno il
diritto e insieme il dovere di
partecipare a un dibattito così
decisivo per il futuro della nostra
civiltà.
Nessuno oggi può dire: la bioetica
non mi riguarda.
Questo portale - il primo in Italia
interamente dedicato alla bioetica -
è la più avanzata risposta al
bisogno che la nostra società ha,
oggi come un tempo, di tornare a
interrogarsi sull’uomo, sul suo
destino, sul suo volto, sulla sua
dignità.
By Prof. Mario Palmaro - Istituto di
filosofia del diritto Università
degli Studi di Milano - Tratto da:
portaledibioetica.it
BIOETICA 2 -
INDICE, SOMMARIO - Articoli, Studi,
Proposte
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Aspettando l’Esperanto
- 01/10/2010
Quello della
lingua franca è un problema antico
quanto il mondo. Quando due popoli,
che parlano lingue diverse, vogliono
comunicare fra loro, ci sono solo
due possibilità: o uno dei due si
adatta a parlare la lingua
dell’altro, oppure si ricorre ad una
terza lingua, conosciuta a
sufficienza da ambedue, che viene
detta appunto “lingua franca”. Nel
primo caso succede che
automaticamente una della parti –
quella che si adatta a parlare la
lingua dell’altro – si ritrovi in
posizione di inferiorità
psicologica, mentre la seconda
soluzione pone le due parti, almeno
teoricamente, su un piano di parità.
In realtà, anche la seconda
soluzione riflette una situazione di
inferiorità, non più fra un popolo e
l’altro, ma fra tutti i popoli che
la utilizzano e quello che detiene
il potere nella regione in quel
momento.
A ben guardare, infatti, le più
importanti lingue franche nella
storia della civiltà occidentale
sono state il greco, il latino, il
francese e l’inglese, ed hanno
corrisposto, non a caso, al periodo
di predominio della Grecia nel
Mediterraneo, al Primo e Secondo
Impero Romano, al periodo del
colonialismo francese, ed infine a
quello del colonialismo inglese. E
la metamorfosi dal colonialismo
inglese al moderno imperialismo
americano non ha fatto che
rafforzare l’importanza della lingua
inglese, che ormai è diventata per
antonomasia la lingua franca in
tutto il mondo.
Fu proprio per evitare gli aspetti
di “sudditanza psicologica”, fra le
altre cose, che sul finire del 19°
secolo l’oftalmologo polacco Ludwik
Zamenhof decise di creare ”a
tavolino” una lingua franca
completamente nuova, chiamata
Esperanto, che fosse “equidistante”
da tutti, in senso culturale,
storico e politico. E nonostante
l’Esperanto non abbia avuto il
successo e la diffusione sperati,
sono in molti oggi a sostenere che
sarebbe una soluzione decisamente
migliore rispetto a quella
dell’inglese.
L'inglese infatti, benchè venga
spesso definita come una lingua
semplice - e questo può anche essere
vero, se la si confronta con il
russo o con il cinese - non è
affatto una lingua facile “in
assoluto”.
Come ogni altra lingua infatti si è
evoluta con il tempo, grazie all'uso
che ne è stato fatto da tutte le
popolazioni che l’hanno adottata,
... integrando quindi anche i
risultati della cultura che man mano
queste popolazioni producevano.
Questo implica che per utilizzarla
in maniera sufficientemente
funzionale sia necessario conoscere
anche, almeno in parte, la cultura
che quella lingua ha generato.
La necessità di una lingua
internazionale è particolarmente
importante per gli europei perchè
questi, pur facendo parte di una
sorta di federazione con la stessa
moneta, che sta con il tempo
uniformando anche le sue leggi ed
altre direttive organizzative, non
hanno invece nulla in comune
riguardo alla lingua.
Del problema si è parlato proprio in
sede europea, nel 2007, quando il
commissario europeo per il
multilinguismo Lenoard Orban ha
posto a diversi esperti la domanda
"Cosa pensate delle lingua in Europa
?"
Riportiamo l’interessante risposta
di Claude Piron, linguista e
psicologo belga - oltre che famoso
esperantista - che dal dal 1957 al
1961 è stato traduttore per l'ONU
dalle lingue cinese, inglese, russo
e spagnolo al francese.
“Signor Commissario, La ringrazio
per aver invitato dei semplici
cittadini ad esprimere il proprio
parere. Lo ritengo un simpatico
segno di rispetto per l'uomo della
strada.
Il problema delle lingue in Europa è
caratterizzato dalla tensione tra
due bisogni in apparenza
contraddittori: il bisogno di
comunicare in modo efficace ed il
bisogno di rispettare uguaglianza ed
anche identità di ognuno. Avvalersi
dell'inglese non è democratico, anzi
porta la maggior parte degli Europei
all'afasia. Osservi la comunicazione
tra due cittadini Europei, di lingua
non germanica, sulla trentina e che
abbiano studiato l'inglese per sei o
sette anni durante l'iter
scolastico. Vi reperirà tutti i
sintomi dell'afasia: frasi
spezzettate, costante ricerca della
parola voluta, necessità di numerose
ripetizioni per poter capire,
pronuncia bloccata o disturbata di
alcuni fonemi, ecc. Quanto
all'investimento necessario in tempo
e fatica, il risultato è piuttosto
deludente e riconducibile alla non
adattabilità dell'inglese alle
esigenze della comunicazione
interculturale. Prova oggettiva ne è
che un investimento 10 volte minore
dà un esito decisamente migliore,
laddove la lingua di comunicazione
venga scelta con più discernimento.
Non solo avvalersi dell'inglese non
è democratico, ma nel modo stesso di
presentare il problema alle
popolazioni si annida un drammatico
deficit di democrazia. Autorità,
mass media, elite intellettuale
orchestrano, anche in buona fede, un
gigantesco inganno collettivo.
1. Viene fatto credere ai non
anglofoni che sia possibile imparare
bene l'inglese. Questo è vero solo
per una limitata percentuale di
coloro che parlano una lingua
germanica, o per coloro che hanno i
mezzi per frequentare per 4 o 5 anni
una università di lingua inglese,
anche se una disuguaglianza tra
anglofoni e non anglofoni permane
comunque. Inganno.
Da una ricerca condotta ad Hannover
su 3700 studenti con 8/10 anni
d'inglese alle spalle, emerge che
solo l'1% è stato classificato nella
categoria ottimo e il 4% nella
categoria buono, in base alle
percentuali di successo riferite al
test di lingua. (Oltretutto questi
ragazzi si illudevano sulle proprie
capacità, ritenendosi il 34% di
livello ottimo ed il 38% di livello
buono).
2. Viene fatto credere che sia
possibile imparare bene l'inglese
attraverso l'insegnamento
scolastico. La maggior parte dei
giovani si lascia ingannare su
questo punto e si capisce perche'.
Dal punto di vista psicologico
infatti è più comodo lasciarsi
ingannare piuttosto che dover
affrontare la realtà e rendersi
conto di essere stati presi in giro.
La tendenza a scambiare i propri
desideri con la realtà è complice
dell'inganno.
3. Viene fatto credere che una volta
imparato l'inglese sia possibile
comunicare ovunque nel mondo.
Inganno. Nell'Europa continentale
oltre il 90% della popolazione non è
in grado di capire un brano di
inglese corrente. Provi in Polonia o
in Francia ad esprimersi in inglese
con persone incontrate per strada e
si accorgerà di essere stato
ingannato sull'universalità
dell'inglese.
4. Viene fatto credere che lo status
dell'inglese come unica lingua
globale sia definitivo, che la cosa
sia ineluttabile e che pertanto
sarebbe assurda la proposta di
passare ad altro sistema, fosse
anche a termine. La storia insegna
che un simile giudizio ha buone
probabilità di essere smentito più
che di essere convalidato . Nessuno
conosce il futuro. Presentare una
congettura come un dato di fatto
significa ingannare il prossimo.
5. Si opera un inganno quando viene
taciuto che per molti versi la
fonetica dell'inglese ne fa una
lingua particolare, più difficile da
pronunciare di gran parte delle
altre lingue per la maggioranza
della popolazione. Si evita di dire
che i tanti suoni vocalici
dell'inglese (24) e la presenza di
suoni come il /th/ sono una fonte
costante di malintesi o di pronuncie
ridicole (sentire e riprodurre la
differenza tra *fourteen*, *fourty*,
*thirteen*, *thirty*, oppure tra *soaks*,
*socks*, *sucks*, *sacks*, *sex*, *six*.
*seeks*, ecc., è fuori portata per
la maggior parte dei non anglofoni.)
6. Si opera un inganno quando si
evita di sottolineare che per
acquisire la padronanza lessicale
dell'inglese occorre una fatica
doppia rispetto a quella necessaria
per un'altra lingua. In quasi tutte
le lingue si riscontra un
collegamento formale che agevola la
memorizzazione di nozioni connesse:
si fa derivare *lunare* da *luna*,
*dentista* da *dente*, *disarmo* da
*arma*. In inglese invece occorre
ogni volta imparare due parole
diverse: *moon*/*lunar*, *tooth*/*dentist*,
*weapon*/*disarmament*. Inoltre non
si ha una buona padronanza
dell'inglese se non si conoscono
migliaia di doppioni del tipo *buy*/*purchase*,
*read*/*peruse*, *freedom*/*liberty*,
*threat*/*menace*, ecc. La maggior
parte delle lingue funziona
benissimo senza un simile ingombro
lessicale.
7. Viene fatto credere che l'inglese
sia una lingua precisa quanto la
maggior parte delle altre lingue.
Inganno. L'inglese è decisamente più
approssimativo, per via dei pochi
riferimenti grammaticali e dei campi
semantici spesso troppo vasti, come
ad esempio:
a) *Develop an industry* può
significare tanto *creare una
industria* quanto *sviluppare una
industria già esistente*..
b) *Bush warned against attacking
Iran* può significare *Bush ha
consigliato di non attaccare l'Iran*
oppure *Bush (è) messo in guardia
(da qualcun altro) contro l'idea di
attaccare l'Iran*.
c) Una interprete di mia conoscenza
ha iniziato col tradurre *Iraqis
today have no power* con *gli
iracheni non hanno potere*, laddove
il successivo svolgimento del
discorso indicava che si sarebbe
dovuto tradurre con *In Irak oggi
non c'è corrente elettrica*.
d) *English teacher* può riferirsi
correttamente sia ad un professore
di inglese che insegni la matemateca
che ad un professore ungherese che
insegni l'inglese.
Potrei moltiplicare gli esempi, ma
questi quattro sono sufficienti. Ho
lavorato con parecchie lingue e
nessuna è così ambigua. Ciò è
particolarmente deplorevole, specie
per i testi giuridici e scientifici.
8. Si opera un inganno quando si fa
credere che l'esperanto è un
passatempo, una cosa da dilettanti,
che non funziona. Ebbene, se lo
paragoniamo, nella pratica, ad altri
linguaggi internazionali, cioè ad
una buona conoscenza dell'inglese,
al broken English, ll'interpretazione
simultanea o consecutiva, alla
mimica o al linguaggio maccheronico,
ecc. ci si rende conto della sua
superiorità. Infatti con l'esperanto
non si è costretti ad investire un
solo centesimo nella comunicazione
linguistica ed essendo l'impegno
decisamente minore (sei mesi di
studio dell'esperanto danno una
capacità di comunicazione che in
un'altra lingua, inglese compreso,
non viene raggiunta nemmeno dopo sei
anni), il rapporto costo-efficacia
risulta senz'altro più favorevole
rispetto ad altri sistemi (vedi
Claude Piron, Communication
linguistique: etude comparative
faite sur le terrain, *Language
Problems & Language Planning*, vol.
26, 1 23-50 o
http://claudepiron.free.fr/articlesenfrancais/etudesurterrain.htm).
9. Viene fatto credere che l'inglese
sia l'unica risposta alla sfida
della diversità linguistica e che i
costi che ne scaturiscono siano
trascurabili e non riducibili.
Inganno. La sostituzione
dell'inglese con l'esperanto
porterebbe ad una apprezzabile
riduzione dei costi sia
nell'insegnamento che nelle
relazioni internazionali. Inoltre
viene fatto credere che il monopolio
quasi totale dell'inglese
nell'insegnamento sarebbe un
vantaggio e non un inconveniente. Si
evita di dire che la sua
sostituzione con l'esperanto
consentirebbe di dedicare ad altri
idiomi centinaia di ore di lezione,
rendendo in tal modo possibile una
effettiva diversificazione
nell'insegnamento delle lingue. La
scuola tornerebbe a rispecchiare la
diversità culturale invece di essere
costretta a influenzare gli studenti
con un'unica cultura presentata di
fatto come superiore alle altre.
Insomma, l'organizzazione
linguistica dell'Europa e del mondo
in generale si regge su una
impressionante serie di inganni,
reiterati da un discorso all'altro,
da un articolo all'altro, sia perchè
i propagatori delle falsità sono in
malafede, sia ed è sicuramente il
caso più frequente perchè ripetono
quanto viene detto senza curarsi di
verificare i fatti.
“Signor Commissario, Lei conta di
fare qualcosa e conta di fare
qualcosa la Commissione per
ristabilire la verità e consentire
agli Europei di scegliere un regime
linguistico in piena consapevolezza
?”
“Ci auguriamo di sì, perchè se si
continuerà sulla via dell'inerzia,
capiremo che la democrazia non avrà
più nulla da aspettarsi dalle
istituzioni europee. Infatti
qualsiasi inganno, anche se
divulgato in buona fede, apre la
porta alle derive antidemocratiche.”
Claude Piron
Da quando è iniziata l’era di
Internet sono anche cresciute le
possibilità di diffondere
l’Esperanto nel mondo. Esiste già
infatti una piccola ma solida
comunità esperantista, composta da
migliaia di persone, che si
incontrano regolarmente in rete su
siti, forum ed IRC. Inoltre sono
disponibili diversi corsi online per
imparare la lingua o perfezionarla,
e alcuni addirittura prevedono un
tutor che segua lo studente nelle
varie fasi, dando un valido supporto
professionale. Il tutto avviene
gratuitamente.
Ma l’Esperanto soffre oggi dello
stesso problema di tante altre
“novità impossibili”, che sono
ritenute tali solo perchè la nostra
chiusura mentale ci impedisce di
prenderle seriamente in
considerazione.
Noi possiamo solo aggiungere che
quasi tutti coloro che hanno deciso
di lanciarsi nell'impresa di
studiare questa nuova lingua ne sono
rimasti entusiasti, al punto fa
diventarne spesso degli
"evangelisti" loro stessi.
Il resto, se ne avete voglia,
scopritelo da soli.
Tratto da luogocomune.net
BIOETICA 2 -
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